I passi in avanti che faceva erano così piccoli – quasi solo accennati – che l’impressione era di non procedere affatto. Di essere sempre lì, impantanata. Il fango invisibile e vischioso di quel falsopiano rendeva impossibile fornire stime attendibili. Quanta strada aveva fatto? In quale direzione? A quale velocità? E il paesaggio era rimasto immutato come sembrava oppure qualche cambiamento era rintracciabile? La dilatazione del tempo e dello spazio offuscava i ricordi. Era sempre stato tutto così?
La situazione che io chiamo ‘Il Ristagno’, credo comporti la sensazione più orribile che essere umano possa provare. Il ristagno uccide in silenzio e dietro un’apparenza del tutto normale, persino invidiabile a volte.
Anche il fango e le nebbie fanno parte della strada.
Certa retorica (anche letteraria) dice che la bellezza sta nel viaggio e che questo è fatto di “ritorni”.
Sulla mia ho visto che sì, è vero.
C’è solo bisogno di pazienza.. molta.
E per chi viaggia, maledizione, questo è un guaio.